MILANO – Il Ministero dello sviluppo economico avvia da mezzogiorno del 2 febbraio la raccolta delle domande di accesso al Fondo salvaguardia imprese, lanciato con il decreto Rilancio del maggio scorso con una dotazione di 300 milioni e affidato a Invitalia. Lo scopo del Fondo è acquisire "partecipazioni di minoranza, nel capitale di rischio di imprese in difficoltà economico-finanziaria che propongono un piano di ristrutturazione per garantire la continuità di impresa e salvaguardare l’occupazione e finanzia programmi di ristrutturazione anche attraverso il trasferimento di impresa".
Sono diversi i criteri per restringere il campo di partecipazione. In primis sono coinvolte le imprese "che hanno avviato un confronto presso la struttura per la crisi d'impresa" del Mise; poi le imprese in difficoltà economico-finanziaria; o ancora le imprese che abbiano una di queste tre caratteristiche: siano titolari di marchi storici, abbiano più di 250 dipendenti, detengano "beni e rapporti di rilevanza strategica" per l'interesse nazionale.
L'investimento di Invitalia avviene al fianco di investitori privati indipendenti "che apportino almeno il 30% delle risorse previste (nel caso di operazioni a favore di imprese in difficoltà non ai sensi degli orientamenti comunitari)"; o insieme "all'impresa proponente e/o ad altri investitori che garantiscano un contributo proprio pari ad almeno il 25% per le piccole imprese, 40% medie imprese e 50% grandi imprese (nel caso di operazioni a favore di imprese in difficoltà ai sensi degli orientamenti comunitari)".
Ogni operazione sarà al massimo di 10 milioni di valore con exit predefinita nell'arco di 5 anni. La sottosegretaria al Mise Alessandra Todde ha sottolineato come il provvedimento introduca "il divieto di delocalizzazione per almeno 5 anni".

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