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Regeni, la procura di Roma chiude l’inchiesta: quattro 007 egiziani verso il processo

ROMA – Chiuse le indagini della procura di Roma sulla morte di Giulio Regeni, avvenuta nel 2016 in Egitto. A rischiare il processo quattro 007 egiziani. Agli indagati il procuratore Michele Prestipino e il pm Sergio Colaiocco contestano, a vario titolo, il reato di sequestro di persona pluriaggravato, concorso in lesioni personali e omicidio. Per un quinto agente i pm capitolini hanno chiesto l'archiviazione.
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Il ruolo degli agenti nel sequestro nell'omicidio è stato ricostruito nell'attività di indagine dei carabinieri del Ros e dei poliziotti dello Sco. La chiusura delle indagini arriva a due anni dall'iscrizione sul registro degli indagati.

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A rischiare il processo sono il generale Sabir Tariq, i colonnelli Usham Helmi e Athar Kamel Mohamed Ibrahim, e Magdi Ibrahim Abdelal Sharif per il reato di sequestro di persona pluriaggravato, e nei confronti di quest'ultimo i pm ipotizzano anche il concorso in lesioni personali aggravate (essendo stato introdotto il reato di tortura solo nel luglio 2017) e il concorso in omicidio aggravato.

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Chiesta l'archiviazione invece per Mahmoud Najem poiché, come si spiega in una nota, non sono stati raccolti elementi sufficienti, allo stato, per sostenere l'accusa in giudizio.
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La notifica è avvenuta, spiegano gli inquirenti, "con rito degli irreperibili" direttamente ai difensori di ufficio non essendo mai pervenuta l'elezione di domicilio degli indagati dal Cairo. Come previsto dal codice di procedura penale gli indagati e i loro difensori d'ufficio hanno ora venti giorni di tempo per presentare memorie, documenti ed eventualmente chiedere di essere ascoltati.

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